Storia di Matera

Parco della Murgia Materana - Grotte

 

Raccontare la storia di Matera significa raccontare la storia dell'uomo. Sin dal Paleolitico, quando l'uomo inizò a utilizzare gli anfratti naturali presenti nel territorio materano per difendersi da una natura avversa, la presenza umana nel territorio è continuativa e ininterrotta. In particolare, sul promontorio della Civita trovarono ospitalità, attorno al VI-V secolo a.C., gli abitanti provenienti dalle colonie greche di Metapontum ed Heraclea, che avrebbero dato il nome alla città chiamandola “Met-Hera”.

E sempre arroccato sulla Civita, il “castrum” romano rinominato nel III secolo a.C. “Matheola” dal console Metello, luogo di passaggio lungo la Via Appia, la più importante via dei traffici commerciali del Sud dell’Italia. Disputata tra Longobardi e Bizantini per tutto l’Alto Medioevo, divenne “Castaldato longobardo” nel IX secolo, dotata di una massiccia rocca con imponenti torrioni e mura di fortificazione. Per la sua posizione strategica, la città fu, per tutto il Medioevo, conquistata, distrutta e ricostruita da popoli invasori e dominatori quali Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni.

Ancora fino al XIII secolo, la cinta di fortificazione normanna racchiudeva l’originario nucleo abitativo della Civita, mentre le due valli ai lati del promontorio, chiamate “Sassi” (ossia rioni pietrosi), si presentavano scarsamente popolate. Soltanto nella prima metà del 1300, successivamente ad un notevole incremento demografico, si avrà il popolamento delle due valli pietrose dove le famiglie cercheranno soluzioni abitative scavando caverne nella tenera parete rocciosa.

A partire dalla seconda metà del 1600 si andrà sviluppando un nuovo impianto urbano rappresentato dal Piano, l’attuale centro storico della città, con palazzotti signorili e splendide chiese barocche, espressione di un ceto sociale privilegiato costituito dalla nobile aristocrazia e dal clero locali.

I “Sassi” raggiungeranno il massimo riempimento nella metà del 1900, quando in essi ci vivevano ben ventimila persone: gli antichi rioni di oggi, tutta la città di ieri, dichiarati Inferno Dantesco prima, Vergogna Nazionale dopo ed infine Patrimonio Unesco nel 1993 per caratteri di assoluta unicità ed autenticità.