Il Parco della Murgia Materana

 

Il Parco Regionale Archeologico Storico e Naturale delle Chiese rupestri del Materano, noto come Parco Murgia Materana, si estende per oltre 8.000 ettari di altopiano murgico, compreso in territorio di Matera e di Montescaglioso. L’altopiano della Murgia Materana è formato da calcari dell’era secondaria, più compatto e resistente il substrato sottostante, più tenero e friabile quello superiore, e rappresenta un paesaggio di grande suggestione e fascino, seppur arido e selvaggio da un punto di vista vegetativo, con alternanza di aree boschive o coltivabili a lame, terrazzamenti e vallette con scarso terreno e tanta roccia affiorante.

 

È anche il paesaggio delle Gravine, profondi canyon che segnano il territorio, in cui si aprono cavità grottali naturali ancora utilizzate da pastori fino al secolo scorso come riparo per greggi. Oltre un migliaio le specie floristiche presenti e tra queste oltre un centinaio endemiche, che solo in queste aree aride, ventose e soleggiate trovano condizioni ideali per la sopravvivenza. 

 

Alcune rarità sono rappresentate dall’Orchidea di Matera e dal Cisto di Montpellier. Di grande interesse anche la fauna della Murgia con specie rare quali il nibbio reale, la poiana, il gheppio, e primo fra tutti il Falco Grillaio, falchetto migratore proveniente dall’Africa che qui arriva in primavera per creare il suo nido all’interno delle fenditure della roccia o nei sottotetti dei Sassi.

 

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Preistoria sulla Murgia

 

Ben visibili le tracce della presenza dell’uomo sin dalle epoche preistoriche nel territorio della Murgia materana, a cominciare dall’uomo cacciatore-raccoglitore del Paleolitico che occupa grotte naturali già esistenti trovando in esse rifugio da belve feroci ed intemperie, per continuare con l’uomo neolitico semi-nomade che si stanzia in villaggi trincerati di capanne trovando nelle zone più alte e pianeggianti dell’altopiano possibilità di coltivazione e allevamento di bestiame.

 

Almeno 5-6 i villaggi neolitici riscoperti nel territorio materano, molto prossimi alla città, alcuni dei quali ruotanti attorno all’unica sorgente d’acqua presente, lo Iurio, indispensabile fonte di approvvigionamento per i popoli preistorici. Tra questi villaggi particolare importanza ebbero quelli di Murgia Timone e Murgecchia, dove ancora oggi restano visibili tracce di trincee e buchi per pali di capanne. Numerosissimi i reperti archeologici rinvenuti e conservati all’interno del Museo Archeologico Nazionale “D. Ridola”, tra i più interessanti di tutto il Meridione d’Italia per lo studio della presenza umana nelle epoche preistoriche dal Paleolitico all’Età del Bronzo e del Ferro.

 

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Chiese rupestri di Matera

 

A cominciare dal VII e fino al XV secolo il territorio della Murgia Materana fu popolato da monaci benedettini, di rito latino-romanico, e monaci bizantini, di rito greco-ortodosso, provenienti questi ultimi da regioni del Vicino Oriente e stabilitisi in questi luoghi per la forte somiglianza con i luoghi di origine.

Fu così che la Murgia vide la nascita di luoghi di culto scavati in roccia, chiese rupestri annesse a monasteri e conventi benedettini insieme ad eremi ed asceteri che furono luoghi di eremitaggio di singoli monaci che trovavano nell’isolamento e nel contatto con la nuda roccia le condizioni ideali per esprimere al meglio la loro fede.

Oltre 150 se ne contano all’interno del Parco Regionale della Murgia Materana, alcune difficilmente raggiungibili altre del tutto inaccessibili ma certamente tutte di inestimabile valore storico-artistico anche per gli affreschi in esse conservati sulle pareti rocciose.
Di eccezionale rilevanza, la Cripta del Peccato Originale, risalente all’VIII-IX secolo, la più antica della Basilicata, con straordinario ciclo pittorico tra cui quello raffigurante la scena vetero-testamentaria del Peccato Originale.

 

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